Comunicare il cibo: una sfida che parte dall’esperienza

20Arte, moda, cibo. Se si dovessero scegliere dei colori per rappresentare questi tre argomenti, sicuramente avremmo composto la bandiera italiana. Perché in questi tre ambiti, il Belpaese, si sa, la fa da padrone.340582b536

Lungi però dal voler redigere sterili classifiche o paragoni di vecchia retorica campanilistica, è certezza indiscussa che l’interesse verso il “Food” non declina, anzi è in continua crescita. La stessa mission dell’Expo nasce nel suo intrinseco da questo assunto, che da anni sta ridisegnando i contorni di un’economia, quella nazionale, sempre più improntata ad essere rappresentata dal settore agroalimentare.

Blog, format Tv, riviste di settore, eventi disegnano lo scenario del Foodscape come uno dei più dinamici e ferventi, in grado di trascinare un numero sempre maggiore di persone, tra consumatori, esperti, famiglie, aziende. In un coinvolgimento multidisciplinare e multi settore che da solo dà il polso di quanto sia importante oggi l’agro food.

Un ruolo fondamentale, si potrebbe dire essenziale, nel processo di divulgazione di stili, abitudini e cambiamenti che stanno interessando l’ambito, lo svolge la comunicazione, cui spetta, oggi più che mai, il compito di “raccontare” una essenza tutta italiana, un territorio con tradizioni diverse e peculiari. Significa cioè parlare di storie nella storia, recuperare e sottolineare un’appartenenza. In una parola vuol dire trasmettere il senso di una intera e millenaria cultura.food

Il compito è quindi arduo e copioso, il rischio, invece, per chi è chiamato a comunicare, è di fallire a priori, dimenticando che la comunicazione del cibo è cosa ben diversa dalla semplice rappresentazione dello stesso o dal lasciarsi sedurre da immagini patinate, raffigurazione di una realtà tanto affascinante quanto distorta. Insomma, di contro a chi vuole a tutti i costi “photoshoppare” (o si dovrebbe meglio dire “foto-scippare”) una identità, la risposta deve essere di un’inversione di marcia, chiara e a gran voce. Un atteggiamento, ora più che mai dovuto, che è di per sé un attestazione di rispetto verso la propria storia, la propria identità, il proprio essere italiani.

La prima parola da tenere a mente quando si parla di cibo è “Esperienza”. Il cibo è di per sé esperienza, un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, evocandone altri. Pensiamo ad un piatto con una pietanza: sono coinvolti l’aspetto visivo, la composizione del piatto, l’accostamento cromatico. E poi ci sono i profumi che da quel piatto scaturiscono, quindi il sapore o il mix di sapori, il loro equilibrio, la consistenza al palato… Sensi propriamente detti, dai quali, poi, ne provengono degli altri, come i ricordi che un cibo rievoca, le ispirazioni, le suggestioni, i desideri ecc…

La seconda parola da tenere a mente è “tempo”, perché quando si parla di cibo, è bandita la fretta. E il tempo diventa lo strumento di misura dell’attenzione ad ogni particolare, il tempo scandisce le stagioni e le stagionalità delle materie prime, in una logica della “lentezza” che rappresenta la nuova filosofia di vita proposta da questo settore, in controtendenza rispetto ad un’epoca, la nostra, in cui ci è imposto di fare e andare veloci. La “food experience”, invece, ci chiede di rallentare, di goderci i tramonti, le albe, le notti stellate e le piogge che stanno dietro al cibo e ci dice che, ai tanti chilometri all’ora, meglio preferire il chilometro zero.

Terza parola, “Storytelling”. Perché dietro il cibo ci sono mille e più storie da raccontare, persone da incontrare, sguardi, avventure, sfide iniziate e vinte, passioni che si tramandano.

E poi emergono tante altre parole, come “valore”, quello delle professionalità coinvolte in un settore che è sicuramente oggi la risposta ad una crisi dilagante o quello dell’impegno profuso da molti giovani che hanno deciso di “tornare alla terra”.

“Diversità”, di territorio, di cultura, di clima, di tradizioni. Una diversità che è varietà e ricchezza nello stesso tempo, una diversità che è peculiarità, la cifra che dà valore ad un Paese, l’Italia, che è la sintesi armonica di tantissime realtà che nell’enogastronomia rappresentano un’eccellenza.

Infine, a comprendere forse tutte le altre, c’è il termine “Emozione”, anzi “Emozioni”… è la parola più importante di questo piccolo glossario dedicato alla comunicazione del cibo, che è prima di tutto sentire, avvertire, percepire, trasmettere…vivere. Provare per credere!

Carmela Loragno

 


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