Tra sogno e simbolismo, ecco il matrimonio celtico

 

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Un articolo di  Carmela Loragno , avvocato e pubblicista,si occupa da qualche anno di comunicazione, collaborando con alcune testate cartacee e web della sua città, Bitonto, e con un team di persone che si occupano di visibilità d’azienda.

Da qualche mese si è avvicinata al mondo della comunicazione audiovisiva e creativa, costituendo un gruppo di lavoro, fondato sull’amicizia e sullo spirito di squadra, oltre che sulla sinergia di diverse professionalità del settore.

“Un ex avvocato che dal mondo della giurisprudenza ha preso l’amore per i diritti, una giornalista “comunicATTIVA” (in realtà molto buona), che ha fatto del raccontare le storie degli altri una specie di ragione di vita. Forse basta questo a definirmi, anche se le definizioni, per loro stessa natura, non mi piacciono molto, sono confini troppo stringenti. Quanto è meglio varcarli quei confini e perdersi nel più bel viaggio mai possibile, quello attraverso le storie, le vite e i sogni delle persone”.

Carmela ha celebrato questo matrimonio personalmente

Bianca Trusiani

Wedding and Travel

 

 

 

 

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Tra sogno e simbolismo, ecco il matrimonio celtico

Rito della sabbia, delle candele, rito sulla spiaggia, sul lago, su un ponticello di montagna. L’amore, si sa, è davvero una cosa meravigliosa, qualunque sia il luogo dove è celebrato. Eppure rendere ulteriormente magico quel momento è cosa buona e giusta. E allora, largo alle tendenze del momento e alla fantasia.

Nadia e Salvatore sono due giovani bitontini, si sono sposati a luglio di quest’anno e per il giorno del “sì” hanno deciso la romanticissima location della spiaggia, baciata dal tramonto estivo. Loro sono appassionati di viaggio, anzi “malati” di viaggi. Per la cronaca, dal 10 settembre hanno intrapreso il loro viaggio di nozze, per il quale hanno scelto di andare, zainetto in spalla, a bordo di un treno sulla mitica Transiberiana, per attraversare mezzo mondo, dalla Russia alla Mongolia, dalla Cina al Vietnam, per poi cambiare mezzo e approdare con un giro di boa in India e da lì volare a Panama e aprire un bed and breakfast e dare un calcio alla vita di prima in Italia. Hanno persino creato un blog, Un Viaggio nel cassetto, per condividere con amici, parenti, curiosi e viaggiatori nell’animo la loro folle e romantica esperienza.

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Ma facciamo un passo indietro e precisamente al giorno del loro matrimonio. Per loro, amanti delle atmosfere fatate dell’Irlanda, un rito tutto particolare e fortemente simbolico: il rito Celtico…con un adattamento “mediterraneo”. Immaginate il sole che tramonta, una palla di fuoco sulla distesa azzurro-viola del mare di Puglia, con la brezza che porta la salsedine e il profumo di infinito sulla faccia col sottofondo di un’incantevole musica. Un altare allestito con elegante semplicità con sfondo il mare e gli sposi, belli come non mai, a scambiarsi le promesse davanti ad un celebrante, anzi una celebrante, perché l’elemento femminile, da sempre sinonimo della fertilità e della forza della natura, sia fortemente presente in questo tipo di unione.

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Si comincia con il rito della “legatura delle mani”. Praticamente la celebrante chiede agli sposi di prendersi la mano sinistra e, tenendole con la propria, le avvolge con un nastro. Lo stesso nastro che nei mesi precedenti il matrimonio è stato fatto girare tra le donne delle famiglie degli sposi, affinchè queste vi appuntassero un piccolo oggetto di buon augurio. Il colore del nastro è scelto dagli sposi ed è il colore che accompagnerà tutte le decorazioni matrimoniali: dall’altare alle sedute, dalla tavola alla torta nuziale. E Nadia e Salvatore, per tutti Sasà, hanno scelto l’azzurro, il colore del cielo confuso col mare.

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Dopo la legatura delle mani e un breve e accorato discorso iniziale da parte dell’officiante, ecco gli sposi recitare una formula antica celtica, riadatta in chiave moderna:

“ Noi apparteniamo a noi stessi ed ad entrambi. Siamo persone libere, ma saremo l’uno accanto all’altra in questo cammino che ci attende. Ti prometto che sarà il tuo nome che griderò ad alta voce nella notte e tuoi gli occhi per cui sorriderò al mattino. Ti prometto che la mia vita, così come la mia morte saranno alle tue cure. Sarò uno scudo per le tue spalle e tu per le mie. Non ti tradirò mai, e tu neppure. Queste sono le mie promesse.”.

Applauso su bacio appassionato e subito dopo il rito della scopa. Anticamente infatti, gli sposi dovevano saltare una scopa posta per terra, un gesto che voleva significare l’entrata, attraverso una porta simbolica, in un nuovo mondo, fatto dell’amore eterno della coppia.  Per i nostri sposi la scopa è stata sostituita da un ramo di ulivo, albero simbolo di forza ed eternità data la sua capacità a resistere nelle situazioni climatiche più avverse, ad augurare ai due amanti un rapporto solido, duraturo e potente.

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Un rito pagano e fortemente simbolico, per chi ama circondarsi di natura, per chi vuol dare un significato particolare alla propria unione, “benedetta” dai colori del cielo al tramonto, dal profumo del mare mosso dal vento, dalla semplicità di gesti antichi e forti, che si rinnovano, nonostante i secoli, con lo stesso identico messaggio di sempre, di dantesca memoria: “l’Amor che move il sole e l’altre stelle”.

Carmela Loragno

3930612724

c.loragno@gmail.com


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