Parco di Villa Gregoriana: il fascino romantico della natura

Tivoli è una piccola città a pohi chilometri da Roma, famosa per le sue Ville eleganti, dai bellissimi giardini.

E voglio raccontarvi di quella Villa meno famosa, Villa Gregoriana, voluta da Papa Gregorio XVI (da cui prende il nome) per poter sistemare il vecchio letto del fiume Aniene che nel 1826 fu sconvolto da una piena disastrosa. Candidata a Parco più bello d’Italia, con le sue cascate, le grotte e i ruderi, camminare per quei sentieri è come fare un salto indietro nel tempo. Un luogo assolutamente romantico.

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Pur essendo il Parco relativamente giovane, qui sorgeva un’ Acropoli romana, di cui possono ammirarsi ancora i resti dei templi di Vesta e Sibilla e i ruderi della villa di Manlio Vopisco, console romano. Tracce romane sono visbili lungo tutto il percorso: vasi, mura, ruderi, accompagnano il bucolico paesaggio fatto di sentieri e scale scolpite nella roccia, grotte scavate dalla forza dell’acqua nei secoli, fiumiciattoli d’acqua limpida.

Il Parco si trova nella cosiddetta Valle dell’Inferno, una valle scoscesa scavata dal fiume Aniene, nel punto in cui si tuffa nella campagna romana.

Sotto un folto bosco di alberi giganteschi ed oscuri, sull’orlo di baratri vertiginosi, , in mezzo a verdi radure illuminate dal sole, serpeggiano vialetti, sentieri rupestri, stradicciole, gradinate, piccole gallerie che conducono il visitatore alla scoperta delle più varie visioni. Se dopo l’entrata si procede verso destra, si giunge allo sbocco dei cunicoli, da dove precipita il fiume Aniene per formare la grande cascata, alta 120 metri.

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La cascata è una tra le più interessanti del mondo per il quadro offerto dall’insieme delle bellezze naturali che fanno da cornice. Qualche decina di metri più in basso, percorrendo un difficile sentiero, si giunge al cosiddetto “Ferro di cavallo“: un terrazzino sporgente sulla grande cascata. Da esso si può ammirare la massa d’acqua che sembra precipitare sulla testa di chi guarda, tra un rombo assordante, e la profondità che raggiungono in basso le onde. Tornando indietro si incontra il canale dello Stipa, la Grotta di Nettuno e la Grotta delle Sirene. La prima è raggiungibile attraverso il percorso Miollis, un tunnel nella roccia, fatto scavare nel 1809 dal generale francese governatore di Roma. Per illuminare questo percorso, Miollis fece realizzare delle aperture da cui osservare il magnifico panorama esterno. Il nome “Grotta delle Sirene” invece fu dato dal pittore Ducros, paesaggista. Ammirando lo straordinario scenario degli scogli presenti in questa grotta fu portato ad immaginarle come luogo fantastico abitato dalle splendide creature marine.
Sopra questa Grotta si può osservare un ponte naturale, detto Ponte Lupo, che in epoche passate era utilizzato spostamenti con il bestiame.
Il percorso finisce poi con i ruderi della Villa: ci si può anche sedere attorno ad un antico tavolo di pietra, magari chiudere gli occhi ed immaginarsi ai tempi dell’antica Roma, con la certezza che riaprendoli e guardandosi attorno, il sogno non svanirà.

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Lucia Parpaglioni – Wedding&Travel Staff


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